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Strati

2026
Tela, acrilico, pastello a olio, pasta materica
90 × 120 cm

Ho dipinto quest'opera partendo da un sentimento difficile da definire e impossibile da ignorare: la consapevolezza che nulla di ciò che viviamo scompare davvero. Si deposita più in profondità dentro di noi e diventa parte del fondamento su cui continuiamo a stare in piedi. Il lavoro è nato nel buio, con toni profondi di bordeaux e di blu che sembravano già carichi di memoria. Salendo verso l'alto, ho lasciato che il dipinto si sviluppasse secondo la propria logica. A lungo la zona centrale è rimasta irrisolta, piena di tensione e di intensità. Ho scelto di conservare quell'incertezza, perché racconta uno stato in cui la liberazione non è ancora arrivata e la trasformazione resta incompiuta. La luce nella parte superiore è emersa gradualmente. Era pallida, fragile, esitante, eppure innegabilmente presente. Invece di forzarla, l'ho lasciata esistere alle sue condizioni. La materia è essenziale in quest'opera. La superficie conserva la traccia di ogni singolo gesto: dove il colore è stato steso in spessore, dove è stato raschiato via, dove i segni precedenti sono stati cancellati solo in parte. Ogni strato ne nasconde un altro, eppure nulla va perduto del tutto. Gli strati anteriori continuano a esistere sotto la superficie e danno forma a tutto ciò che segue. In questo senso il dipinto riflette il modo in cui siamo fatti noi. Nulla scompare senza lasciare traccia. Le nostre esperienze cambiano soltanto di profondità e diventano parte della nostra architettura interiore. Lavorare per strati è stato il mio ingresso in «Stati fragili». È stato proprio con quest'opera che ho compreso per la prima volta il tema centrale di tutto il ciclo: l'enorme complessità nascosta dentro una persona che, vista da fuori, può sembrare del tutto ordinaria.

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